Il trailer in 3D di “Alice nel Paese delle Meraviglie” di Tim Burton è stato l’evento del Comic-Con di San Diego, in parte anche grazie a Johnny Depp che si è presentato a sorpresa alla convention.
Nel film, prodotto dalla Walt Disney Pictures e nei cinema a marzo 2010, Depp interpreta il Cappellaio Matto.
Ieri per Burton è stata la prima volta alla manifestazione dedicata al mondo dei fumetti e della cultura pop, che si tiene a San Diego dagli anni 70.
Il regista, scherzando, ha detto di aver portato le foto delle vacanze, visto che al momento non sono ancora state realizzate molte sequenze del nuovo “Alice”.
Burton ha parlato con Reuters del nuovo film. D: Ci può spiegare la sua visione di “Alice nel Paese delle Meraviglie”? R: No, perché ho ancora molto da fare (ride). Cioè, stiamo cercando di fare un film. Non so se ho mai trovato un film sul tema che mi sia piaciuto, si tratta di una serie di strani eventi… Sono tutti matti e c’è questa ragazzina che passa di episodio in episodio… Non ho mai trovato un film che abbia reso appieno la storia. Quindi è un tentativo. D: Che tipo di materiale di Lewis Carroll ha usato? R: Il film si basa su tutto il materiale di Lewis Carroll, compreso “Jabberwocky”. Gli altri film di “Alice” parlavano solo di una ragazzina che se ne andava in giro passivamente con un sacco di personaggi strani. Noi abbiamo cercato di calarla in una storia con delle emozioni. D: Ha visto gli altri film di Alice realizzati in passato? R: Ho visto molte versioni diverse di “Alice” negli anni. Mi ricordo addirittura di aver visto un musical porno negli anni 70. E un sacco di altre versioni. D: Pensa al pubblico a cui vuole rivolgersi prima di fare un film? R: No davvero (ride). Voglio dire, penso che non sia possibile. Quando ho fatto “Nightmare” (”The Nightmare Before Christmas”, ndr), la gente pensava che fosse troppo strano per i bambini, ma a loro è piaciuto un sacco… Spesso i genitori si dimenticano che ai bambini le cose strane piacciono. Così cerco di fare film per tutti, credo. D: Che tecnologie state sviluppando per “Alice”? R: Beh, è più la combinazione di diverse cose. Stiamo usando tecnologie che sono già state utilizzate. E’ come se le stessimo combinando diversamente. D: Cosa aggiunge Johnny Depp al Cappellaio Matto? R: Gli piace mascherarsi. Penso che i personaggi di “Alice nel Paese delle Meraviglie” siano stati spesso dipinti come dei matti, senza molta profondità, e credo che lui abbia cercato di portare qualità umane alla pazzia. Ha cercato di capirci qualcosa in più. D: Com’è il suo rapporto con Depp? R: Sembra che andiamo molto d’accordo e ho lavorato molte volte con lui. E’ divertente farlo perchè è come se fosse sempre diverso e nuovo… e questo è sempre emozionante per me.
Johnny Depp è uno degli attori più versatili di Hollywood: passa tranquillamente da ruoli di fantasia come Jack Sparrow ne “I Pirati Dei Caraibi” a film su personaggi realmente esistiti come nella sua ultima fatica, “Nemico Pubblico”, dove veste i panni del famigerato gangster John Dillinger.Ora la star hollywoodiana ha un altro sogno nel cassetto: portare sul grande schermo la vita della cantante e attrice Carol Channing.L’icona della musica americana ha oggi 88 anni e l’interprete di “Edward Mani Di Forbice” non ha dubbi, potrebbe benissimo rappresentarla al cinema: “Il mio sogno - ha rivelato Johnny - è quello di potermi cimentare in un ruolo musicale sulla vita di Carol Channing.La amo, lei è incredibile. Con tutta la tecnologia digitale che abbiamo a disposizione, probabilmente potrei riuscirci”.Chissà cosa ne pensa la diretta interessata? Può davvero Depp vestire i panni di una donna sul grande schermo?(notizia tratta da Yahoo Gossip.it)
Uno veste più nero di un gesuita e vive a Londra perchè gli piace “il tempo che fa”. L’altro sfoggia tatuaggi inneggianti ad antiche fidanzate, jeans a brandelli, anelli plurimi, braccialetti di stoffa, metallo, cuoio.
Tim Burton - Johnny Depp. Insieme hanno fatto cinque film (compreso il doppiaggio del geniale cartoon La sposa cadavere) e ogni volta che uno dei due lavora con qualcun altro si ha la sensazione che sia, come minimo, il tradimento di un patto di sangue. Johnny Depp è uno dei sex symbol più duraturi che ci siano a Hollywood.
Tim Burton lo ha de-virilizzato, ne ha fatto l’icona di un eterno ragazzo anarcoide, tra feticismo punk ed elogio dell’androginia. E lui glielo ha lasciato fare. Anche perchè, per le favole nere del creatore di meravigliosi asociali come Edward mani di forbice ed Ed Wood, non c’è alternativa all’innocenza di questo fanciullo quarantaduenne che fino a ieri devastava camere d’albergo e oggi inanella, soave, aneddoti sui suoi figlioli e le gioie della paternità. Nel loro ultimo film insieme, La fabbrica di cioccolato, dal romanzo di Roald Dahl, Tim fa di Johnny un Howard Hughes dell’industria dolciaria. La fabbrica del titolo è una specie di Taj Mahal in cui cinque fortunati ragazzini vengono ammessi, tra fiumi di cioccolato, alberi di bonbon, battelli di zucchero caramellato, perchè tra di loro l’ex recluso cerca un erede.
Paternità, miti maschili che occupano in forza trame fiabesche per il duo Burton-Depp.
Tim Burton, nato a Burbank, in California, all’ombra degli Studio dove, da grande avrebbe lavorato, a dieci anni è andato a vivere con la nonna (”Non ero molto vicino a mio padre, ma non perchè fosse un cattivo padre. Solo, io ero il tipo che se ne va di casa presto”). Johnny Depp è il classico ragazzo sfuggito a un interno familiare, liti tra mamma e papà che se ne va quando lui è ancora un teen ager, traslochi continui.
Due senza-padre che hanno lavorato sodo per mandare in briciole il clichè di una mascolinità di cui si sentono orfani. E due senza-patria. Burton dice di sentirsi “straniero in America”. A Londra ha preso casa di fianco a quella della compagna Helena Bonham-Carter. E quando insieme portano a spasso per Hyde Park il piccolo Billy Ray è la gioia dei paparazzi. “Scruffy”, arruffato, è il soprannome che i tabloid hanno dato a lui, “lady bag”, barbona, per la propensione a vestire vintage spinto, quello di lei. Per gente che da una vita fa poesia dell’eccentricità e della sovversione delle regole, praticamente una medaglia. “In tutti i miei personaggi c’è un pò di me” dice Burton che i conti con il padre li ha meravigliosamente regolati, poco dopo la sua morte, con un film, Big Fish.
Anche Depp, amico, fratello, doppio, è ormai più francese che americano (la compagna è Vanessa Paradis, i due figli sono bilingui), più ragazzo che adulto, più figlio che padre di famiglia. “Ho passato metà della mia vita a chiedermi che cosa fosse normale cosa no. E chi lo decidesse e perchè. Poi ho capito che se riesci a tenere vive dentro di te la curiosità e la fascinazione che hai quando sei bambino non hai più bisogno di chiederti niente”.
Sweeney Todd, raccontano gli storici, personaggio circondato di un alone di leggenda, non è figura ottocentesca, come nel film. Sarebbe anzi nato il 16 ottobre 1756, da una famiglia di lavoratori della seta. A 14 anni, Sweeney conosce le maglie della giustizia: per il furto di un orologio viene condannato a 5 anni. In prigione conosce Mr. Plummer, barbiere, che gli insegna contemporaneamente a sbarbare clienti e ad alleggerirli del portafoglio. Rilasciato nel 1775, comincia la sua carriera professionale e il 14 aprile ecco la notizia di un omicidio di un gentiluomo di campagna proprio davanti al suo negozio, complice una ben assestata rasoiata alla gola. Divenuto amante di Miss Margery Lovett, inizia con lei una clamorosa carriera di figaro ( e serial killer ante litteram ), mentre lei si fa conoscere come apprezzata preparatrice di pasticci di carne. Smascherato e catturato, Sweeney viene impiccato in un cortile del carcere di Newgate davanti a migliaia di persone il 25 gennaio 1802. Il suo cadavere è preso e sezionato da un gruppo di barbieri-chirurghi. Miss Lovette invece si avvelena nella sua cella a Newgate. Un modo sbrigativo per evitare la pubblica impiccagione.
Il rasoio
Il rasoio usato da Sweeney Todd ha infiammato la fantasia popolare. Da allora infatti quel tipo di strumento è stato soprannominato cut throat razor, ovvero: rasoio tagliagola.
I luoghi
Sweeney Todd è nato a Londra, al numero 85 di Brick Lane, zona East End. Il suo negozio, un tipico Barber Shop, era situato al n.186 di Fleet Street accanto alla chiesa di St. Dunstan. Il negozio di Miss Lovett non era distante, in un vicolo chiamato Bell Yard, vicino a Chancery Lane.
Il musical e gli autori
Il 1° marzo 1979, a Broadway, debuttò il musical Sweeney Todd, musica e liriche di Stephen Sondheim, testo di Hugh Wheeler, regia di Harold Prince, cast forte di Angela Lansbury e Len Cariou. Chiuse i battenti dopo 557 repliche e 8 Tony Awards vinti. Stephen Sondheim (New York, 1930) si confermò anche qui uno dei più grandi compositori americani del secolo, tra i viventi il più grande. Per confermarlo basta solo un elenco (ristretto) di alcuni dei suoi successi. Paroliere in West Side Story e Gipsy, autore musicale per Dolci vizi al foro, e poi ancora: Company, Follies,A little Night Music, Pacific Ouvertures, Into the Woods, Passion. 8 i Tony Awards da lui vinti e inoltre ha realizzato le colonne sonore di Stavisky (1974), Reds (1984), Dick Tracy (1990).
L’inglese Hugh Wheeler (1912-1987) si fece conoscere anche con il suo pseudonimo, Patrick Quentin, con il quale si affermò come giallista di fama internazionale. Il suo lavoro in teatro gli fruttò ben 3 Tony Awards, nel 1973 per A little Night Music (musiche di Sondheim), nel 1974 per Candide (musiche di Leonard Bernstein), nel 1979 naturalmente per Sweeney Todd. Tra i suoi lavori cinematografici come sceneggiatore, citiamo almeno Il coltello nella piaga (1962) e In viaggio con la zia (1972).
La colonna sonora
Attenzione alla scritta rivelatrice “basato sul musical di…”. Il che significa che Sweeney Todd non è la riproposizione dello spettacolo teatrale, ma una rielaborazione. Infatti la colonna sonora, ora disponibile in cd (con allegato libretto), ed. Nonesuch, è composta solo da alcuni brani di Sondheim, 20 per la precisione. Che comunque ribadiscono la sontuosa eleganza dell’orchestrazione, più lirica che rock (splendida la Final Scene) e in cui Depp, la Bonham Carter e Rickman in particolare eisbiscono doti canore e ottime intonazioni. Gustosissimi in tal senso i duetti di Pretty Woman (grande melodia) tra Depp e Rickman e A little Priest, tra Bonham Carter e Depp.
Il libro
Chi ha trasferito su pagina questa sanguinosa storia? Anche se qualcuno l’ha attribuita a James Malcom Rymer, il libro pare frutto collettivo e anonimo della bottega ottocentesca di Emily Lloyd, un edicolante che aveva creato una collana, detta “Penny Dreadful”, a bassissimo prezzo e tutta sangue ed emozioni trucide. Ora, per la prima volta, questo testo è stato tradotto in italiano e pubblicato, a cura di Cristiano Armati, dalla Newton Compton, € 5,00.
Le altre versioni cinematografiche
La storia del sanguinario barbiere di Fleet Street ha avuto più di una traduzione su schermo. La prima volta all’epoca del muto e in versione burlesque nel 1926, con regia di George Dewhurst. La più nota, oltre a una del 1936 decisamente horror con regia di George King, quella televisiva del 1998, La bottega degli orrori di Sweeney Todd, regia di John Schlesinger e Ben Kingsley istrionico protagonista. Da notare infine che il musical di Sondheim è stato già riproposto su schermo con Sweeney Todd: the Demon Barber of Fleet Street in concert, nel 2001, regia di Lonny Price, interpreti George Heam e Patty Lupone.
E’ un progetto su cui ho cominciato a lavorare 10 anni fa. Forse persino di più. Mi piacevano la storia, il dramma, l’emozione di Sweeney Todd. Poi ho smesso si pensarci. Ma io credo nel subconscio delle cose: quando recentemente ho ritrovato un disegno di allora, mi sono reso conto che i personaggi assomigliavano molto a Johnny (Depp) ed Helena (Bonham Carter). Così ho mandato a Johnny il cd del musical. A tutti è sembrata un’ottima idea. Il bello è che nessuno sapeva se Johnny poteva veramente cantare o no. Un totale salto nel buio del genere non mi era mai capitato.
E’ la natura surreale di Hollywood: innamorarsi istantaneamente di idee che almeno sulla carta sono pessime! E non si può non amarla proprio per questa ragione!
Come se non bastasse, Sweeney Todd è un musical difficile. Non sono un particolare esperto in materia ma so che è tra i più complicati che ci siano. Alla fine, però. il fatto che nessuno - eccettuata un’attrice (è Laura Michelle Kelly, la mendicante; n.d.r.) - avesse mai cantato una nota in vita sua aggiunge qualcosa al film. Gli dà un tono diverso. Eppure ho visto musical interpretati da non professionisti che erano veramente tremendi! Invece qui funziona. Si possono riconoscere le voci degli attori, solo che stavano cantando! Chi avrebbe mai pensato a un duetto tra Johnny Depp e Alan Rickman? Era esattamente quello che desideravo. E’ stato importante, in quel senso, che nonostante le canzoni siano state registrate separatamente, gli attori cantassero comunque durante le riprese. Non solo era necessario vedere la gola e il petto che si sollevavano. Era anche l’unico modo di vedere le loro emozioni esplodere dal di dentro. Dopo tutto, si tratta di personaggi piuttosto repressi. Per quella ragione ho tagliato dal musical originale alcune scene più classiche di cori e affini: volevo che emergessero i personaggi. Perchè, in definitiva, si tratta di una storia d’amore tragico.
Stephen Sondheim - che è molto intelligente e ha molto talento - ha dimostrato il rispetto più assoluto per ciò che stavamo facendo. Anche a lui piaceva molto l’idea di Johnny pur non avendolo mai sentito cantare. E poi credo ami il cinema e capisca la differenza tra palcoscenico e schermo.
Nell’ideare il look di Sweeney Todd, ho pensato ai vecchi attori horror. Volevo un’immagine fuori moda, semplice e forte. Così ho cercato di creare un personaggio iconico sulla base del mio amore per quei film: Peter Lorre in Amore folle, Boris Karloff, Lon Chaney…Secondo me, in un certo senso, Sweeney fa parte di quei mostri classici, lo metti in un museo delle cere ed è perfetto. Infatti è uno dei miei personaggi preferiti tra quelli interpretati da Johnny. Perchè in lui tutto avviene molto internamente. Continuavamo a tagliare battute del dialogo. Come se fosse un film muto. Perchè una delle grandi qualità di Johnny è proprio la capacità di comunicare senza dire nulla. E’ magico in quel senso: non sai a cosa sta pensando ma, sotto la superficie, vedi tumulto, tristezza, oscurità, rabbia. Fantastico. Così come interpretato da lui, Sweeney Todd ha qualcosa di estremamente autentico. Ovviamente si tratta di una storia fantastica. Il look è strano e così via. Ma trasmette una realtà, un non so che di primario, che amo moltissimo.
Abbiamo registrato le canzoni per poterle usare sul set durante le riprese. Anche lì, era come girare un film muto e farlo ascoltando della musica. Era affascinante vedere come la musica influenzava il movimento degli attori. Aveva un effetto liberatorio, persino per la troupe. Visti quei risultati, d’ora in poi prenderò in considerazione la possibilità di usare sempre della musica sul set. Anche quando non sto facendo un musical.
(dichiarazioni raccolte da Giulia D’Agnolo Vallan, a New York - pubblicato su Ciak n.2 del 2008)